Un flusso automatico che parte nel momento sbagliato, con il messaggio sbagliato, verso la persona sbagliata è peggio di non avere automazione. Non è un dettaglio: è la differenza tra un asset che vende ogni giorno e una serie di email che finiscono nella cartella promozioni, quando va bene, o nello spam quando va male.
Questa guida raccoglie le buone pratiche che rendono un’email automation davvero utile e le applica dentro Brevo, la piattaforma con cui lavoro quotidianamente. Lo strumento è il mezzo: se i principi sono chiari, li porti in qualsiasi tool. Se sono confusi, nessun software ti salva.
Prima ancora dello strumento: cosa deve fare un’automazione
Un’automazione email non è “una newsletter che parte da sola”. È una sequenza di messaggi innescati da un comportamento specifico del contatto, pensata per accompagnarlo lungo un percorso: dalla prima iscrizione al primo acquisto, dal carrello abbandonato al recupero, dall’ultimo ordine alla fidelizzazione.
Prima di aprire Brevo, rispondi a quattro domande su ogni singolo flusso che vuoi costruire:
- Trigger: qual è l’azione precisa che fa partire la sequenza? Iscrizione a un form, acquisto di una categoria specifica, apertura di una campagna, compleanno registrato in anagrafica.
- Obiettivo misurabile: cosa deve produrre la sequenza? Primo ordine entro 14 giorni, riattivazione di un contatto inattivo da 90 giorni, upgrade da freemium a premium.
- Contenuto per step: cosa dice ciascun messaggio e perché quel messaggio arriva in quel momento?
- Condizione di uscita: quando il contatto deve smettere di ricevere la sequenza? Al raggiungimento dell’obiettivo, dopo N giorni di inattività, se disiscrive.
Se non sai rispondere a queste quattro domande, non costruire il flusso. Ti manca la strategia, non la piattaforma.
Impostare Brevo bene fin dall’inizio
La maggior parte dei problemi di deliverability nasce nei primi cinque minuti di configurazione, quando si salta la parte “noiosa” per andare subito a scrivere l’email. Errore. Ecco l’ordine corretto delle operazioni dentro Brevo.
1. Autentica il dominio (SPF, DKIM, DMARC)
Vai su Senders, Domains & Dedicated IPs → Domains → Add a new domain. Inserisci il dominio da cui invierai (mai un @gmail.com o @libero.it: verrai bloccato dai filtri antispam). Brevo ti fornisce i record DNS da inserire nel pannello del registrar:
- Record DKIM: due record CNAME o TXT che firmano crittograficamente le email in uscita.
- Record Brevo Code: un TXT che conferma la proprietà del dominio.
- Record DMARC: aggiungilo manualmente. Il valore minimo funzionale è:
Tipo: TXT
Host: _dmarc
Valore: v=DMARC1; p=none; rua=mailto:[email protected]; ruf=mailto:[email protected]; fo=1
Parti da p=none per raccogliere i report senza bloccare nulla, e passa a p=quarantine dopo qualche settimana di monitoraggio. Da febbraio 2024 Gmail e Yahoo hanno reso DMARC di fatto obbligatorio per chi invia volumi significativi.
2. Configura il sender di default
Sotto Senders & IPs → Senders, imposta il mittente con nome persona più nome azienda (“Marco da Nome Azienda”), non solo il brand. Le email inviate a nome di una persona reale hanno tassi di apertura sistematicamente più alti rispetto a quelle firmate solo dal brand.
3. Attiva il double opt-in
Nei form di iscrizione (Contacts → Forms), attiva sempre la conferma via email. Il single opt-in ti gonfia la lista di indirizzi sbagliati, trappole spam e contatti non davvero interessati. Meno contatti veri valgono più di migliaia di contatti fantasma che rovinano la reputazione del dominio.
Segmentazione: la differenza tra parlare a tutti e parlare a qualcuno
Mandare la stessa email a tutta la lista è il modo più veloce per bruciarla. Brevo consente segmentazioni dinamiche molto granulari, ma la maggior parte delle PMI ne usa il 5%. Ecco i segmenti minimi che consiglio di creare subito, sotto Contacts → Segments → Create a new segment:
- Nuovi iscritti (ultimi 30 giorni): destinatari della welcome series, non delle promo generiche.
- Attivi (aperto almeno 1 email negli ultimi 60 giorni): la lista sana su cui puoi comunicare con più frequenza.
- Inattivi (nessuna apertura negli ultimi 90 giorni): candidati alla sequenza di riattivazione, poi alla rimozione.
- Clienti (almeno 1 ordine): comunicazioni diverse dai prospect, spesso con offerte più mirate su cross-sell.
- Alto valore: clienti sopra una soglia di spesa o frequenza, meritano flussi dedicati.
Se hai un e-commerce, l’integrazione con WooCommerce o Shopify porta dentro Brevo lo storico ordini e sblocca segmentazioni comportamentali (categoria acquistata, valore medio, ultimo ordine). Per il collegamento tra piattaforme, vedi la guida sull’integrazione tra email e WhatsApp nell’automation e-commerce.
I flussi che servono davvero (e in che ordine costruirli)
Su Brevo trovi la sezione Automations → Create an automation con template pronti. Il consiglio è di partire da zero (Custom automation) e costruire uno alla volta i flussi in questo ordine di priorità.
Welcome series (primo flusso da attivare)
Trigger: iscrizione a un form specifico. Struttura consigliata a tre email:
- Email 1 (immediata): conferma iscrizione, consegna del lead magnet promesso, racconto in tre righe di chi sei. Oggetto suggerito: “Ecco quello che ti avevo promesso” (evita “Benvenuto!”, è il più filtrato in assoluto).
- Email 2 (dopo 2 giorni): contenuto di valore verticale sul tema per cui si è iscritto. Niente vendita.
- Email 3 (dopo 4 giorni): prima offerta o call to action commerciale, contestualizzata.
Nel workflow builder di Brevo, aggiungi tra un’email e l’altra un blocco Wait con la durata precisa in giorni, e un blocco Condition → Has opened email per differenziare il messaggio successivo tra chi apre e chi non apre.
Carrello abbandonato (per e-commerce)
Trigger: evento cart_updated senza order_completed entro un intervallo di tempo. Struttura a due email:
- Email 1 (dopo 1 ora): promemoria neutro, “hai lasciato qualcosa nel carrello”, con lista prodotti dinamica e link diretto al checkout.
- Email 2 (dopo 24 ore): rimando ed eventuale incentivo (spedizione gratuita, non sconto puro: brucia margine e insegna al cliente ad aspettare l’email).
Sul tema, la letteratura UX è ricca: i motivi di abbandono sono quasi sempre di checkout, non di prezzo. Approfondisco la questione nell’analisi dedicata al carrello abbandonato e agli studi UX sul checkout.
Post-purchase e win-back
Dopo un acquisto, silenzio commerciale per almeno 7-10 giorni: solo email transazionali (conferma ordine, spedizione, consegna). Poi parte la sequenza post-acquisto con contenuti d’uso del prodotto, richiesta recensione dopo 15-20 giorni, cross-sell dopo 30-45 giorni.
Il win-back è la sequenza per il segmento “inattivi da 90 giorni”: 2 email a distanza di una settimana, la seconda con una call to action netta (“vuoi ancora ricevere nostre email? clicca qui per confermare”). Chi non risponde va rimosso dalla lista, non tenuto per far numero.
Deliverability: come non finire nello spam
La deliverability è la metrica silenziosa che decide se il tuo lavoro serve a qualcosa. Puoi avere il flusso più bello del mondo, ma se il 40% delle email finisce nello spam hai un problema strutturale.
Regole operative che applico su ogni account Brevo:
- Warm-up del dominio: se il dominio è nuovo o non ha mai inviato volumi, parti con 500-1.000 invii al giorno per la prima settimana, poi raddoppia gradualmente. Invii massivi improvvisi da un dominio “freddo” attivano i filtri antispam.
- Rapporto testo/immagine: mai email tutta immagine con due righe di testo. Rapporto minimo 60% testo, 40% HTML/immagini. Le email solo-immagine sono il classico segnale che i filtri identificano come promo commerciale aggressiva.
- Evita parole trigger nel subject: “gratis”, “sconto 90%”, “ultima occasione”, punti esclamativi multipli, MAIUSCOLO. Non è che una singola parola ti mandi nello spam, ma la combinazione di più segnali sì.
- Link solo verso il tuo dominio: evita accorciatori (bit.ly), evita link a domini di terze parti nel corpo dell’email. Ogni link “sospetto” abbassa lo score.
- Pulisci la lista: rimuovi hard bounce immediatamente (Brevo lo fa in automatico) e disiscritti obbligatoriamente. Ogni 3-6 mesi, rimuovi manualmente il segmento “inattivi da 180 giorni” dopo un tentativo di win-back.
Monitora la reputazione del mittente su Google Postmaster Tools: è gratuito, ti mostra spam rate, IP reputation e autenticazione dal punto di vista di Gmail. Se lo spam rate supera lo 0,3%, hai un problema da risolvere prima di continuare a inviare.
Frequenza: né troppo, né troppo poco
Non esiste una frequenza universalmente giusta. Esiste la frequenza giusta per il tuo segmento e il tuo contenuto. Alcuni riferimenti operativi utili:
- Newsletter editoriale: 1 invio settimanale è il minimo per mantenere l’abitudine, 2 il massimo per non stancare.
- E-commerce in fase promozionale: 2-3 invii settimanali sostenibili, purché il contenuto sia realmente diverso (non tre volte la stessa promo).
- Automazioni comportamentali: la frequenza è dettata dal trigger, non da un calendario. Un carrello abbandonato può innescare 2 email in 24 ore senza problemi, perché è pertinente.
Il segnale che stai esagerando lo leggi nelle metriche: tasso di apertura in calo per 3-4 invii consecutivi, tasso di disiscrizione sopra lo 0,5% per singolo invio, aumento delle segnalazioni come spam. Se vedi due di questi segnali insieme, riduci del 30% e riparti.
Errori ricorrenti che fanno saltare tutto
Alcuni errori li vedo troppo spesso, e sono quasi sempre gli stessi:
- Importare vecchie liste “acquistate”: distruggi la reputazione del dominio in una settimana. Non farlo, mai. Brevo peraltro lo vieta esplicitamente nei termini di servizio.
- Non testare prima di lanciare: ogni automazione va testata con un contatto di prova che percorre l’intero flusso. Il pulsante Test automation in Brevo esiste per questo.
- Confondere email transazionali e marketing: le transazionali (ordine, password reset) vanno inviate tramite l’endpoint SMTP/API transazionale, non tramite le automazioni marketing. Miscelarle abbassa la deliverability delle transazionali, che sono le più importanti.
- Non tracciare le conversioni: senza collegare Brevo a Google Analytics 4 o al tuo e-commerce, misuri aperture e click ma non entrate reali. Sull’importanza di misurare quello che conta, ho scritto sul marketing basato sui dati per le PMI.
- Costruire tutto e non manutenerlo: un’automazione lasciata attiva per 12 mesi senza controlli diventa un problema. Ogni 60-90 giorni: revisione di aperture, click, conversioni per singolo step, ottimizzazione dei nodi con performance peggiori.
Checklist finale di verifica
Prima di attivare qualunque flusso in produzione, verifica una per una queste voci:
- Dominio autenticato con SPF, DKIM e DMARC configurati e verdi in Brevo.
- Mittente impostato con nome persona più brand, non solo brand.
- Double opt-in attivo sui form pubblici.
- Segmenti minimi creati (nuovi, attivi, inattivi, clienti).
- Trigger dell’automazione verificato su contatto di test.
- Ogni email del flusso testata su Gmail, Outlook e mobile.
- Condizione di uscita configurata (obiettivo raggiunto o inattività prolungata).
- Tracciamento conversioni collegato ad Analytics o al backend e-commerce.
- Alert impostato per bounce rate sopra il 2% e complaint rate sopra lo 0,3%.
- Revisione calendarizzata a 60 giorni per misurare risultati e ottimizzare.
L’email automation ben fatta è uno degli asset digitali con il miglior rapporto tra tempo investito e risultato ricorrente. Ma “ben fatta” è la parte che quasi nessuno rispetta davvero. Se vuoi ampliare il ragionamento oltre l’email, la stessa logica di orchestrazione vale per altri processi aziendali: ne parlo nella guida ai tre flussi di automazione AI da mettere in produzione in una PMI.
Domande frequenti
Meglio Brevo o Mailchimp per una PMI italiana?
Dipende dai volumi e dall’integrazione con il resto dello stack. Brevo ha un pricing basato sugli invii e non sui contatti, che per liste stagionali o cicliche è vantaggioso. Ha anche SMS e WhatsApp integrati nella stessa piattaforma, cosa che Mailchimp non offre nativamente. Per un e-commerce WooCommerce con esigenze multi-canale, Brevo è la scelta che consiglio più spesso.
Quante email posso inviare al mese col piano gratuito di Brevo?
Il piano gratuito consente 300 email al giorno, senza limite sul numero di contatti in lista. È sufficiente per iniziare a costruire i primi flussi e testare la piattaforma. Per un e-commerce che manda newsletter settimanali a qualche migliaio di iscritti, si passa rapidamente al piano a pagamento, che parte da poche decine di euro al mese.
Devo per forza autenticare il dominio anche se mando poche email?
Sì. Dal 2024 Gmail e Yahoo richiedono autenticazione DKIM e SPF anche per mittenti con volumi contenuti, e senza DMARC configurato molte email finiscono direttamente in spam. Autenticare il dominio evita mesi di problemi di deliverability. È il primo passo, non un optional.
Come misuro se un’automazione funziona davvero?
Le metriche di apertura e click sono indicative ma non definitive. La metrica che conta è la conversione sull’obiettivo del flusso: numero di primi ordini generati dalla welcome series, tasso di recupero del carrello abbandonato, riattivazioni della sequenza win-back. Se non colleghi Brevo al backend e-commerce o ad Analytics, stai lavorando alla cieca.
Ogni quanto devo pulire la lista contatti?
Bounce e disiscritti sono gestiti in automatico. Per gli inattivi, imposta ogni 90 giorni una sequenza di riattivazione a due email; chi non risponde va rimosso o messo in un segmento “dormiente” escluso dagli invii regolari. Una lista di 5.000 contatti attivi rende più di una lista di 20.000 contatti mezzi morti, sia in termini di conversioni sia di reputazione del dominio.
Questo articolo è stato redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale. Fonti, dati e citazioni sono stati verificati e il testo è stato rivisto e validato dalla redazione prima della pubblicazione. Anche l’immagine è stata generata con l’intelligenza artificiale.
