Digital Marketing

Domande da fare a un’agenzia di marketing: la checklist

La differenza tra un buon rapporto con un'agenzia e un disastro da decine di migliaia di euro spesi male non si decide quando arrivano i primi report. Si decide nella prima riunione, in quelle due ore in cui si firma o non si firma. È lì che vanno fatte le domande giuste, e il problema…

Imprenditore che valuta una checklist di domande da fare all'agenzia di marketing con icone di dati e account

La differenza tra un buon rapporto con un’agenzia e un disastro da decine di migliaia di euro spesi male non si decide quando arrivano i primi report. Si decide nella prima riunione, in quelle due ore in cui si firma o non si firma. È lì che vanno fatte le domande giuste, e il problema è che la maggior parte degli imprenditori non sa quali siano.

Questa è la lista che userei io se dovessi assumere un’agenzia per la mia azienda. Domanda per domanda, con la risposta che dovresti aspettarti e il campanello d’allarme che ti dice “alzati e vai via”. Non è una lista da spuntare burocraticamente: è uno strumento di lavoro per capire chi hai davanti prima di dargli accesso al tuo budget, ai tuoi account e ai tuoi dati.

Perché servono domande precise (e perché le risposte vaghe sono il primo problema)

Un fornitore di marketing digitale che non sa rispondere in modo concreto a domande operative non è “creativo”: è impreparato, oppure ha qualcosa da nascondere. Le risposte vaghe, “dipende dal caso”, “ne parleremo dopo”, “lavoriamo in modo personalizzato”, non sono prudenza professionale. Sono il modo più diffuso per evitare di prendere impegni misurabili.

La buona notizia è che quasi tutte le aree problematiche di un rapporto agenzia-cliente sono coperte da cinque famiglie di domande: proprietà degli asset, reportistica e dati, strategia e KPI, costi e contratto, struttura del team. Se chiudi bene queste cinque aree prima di firmare, hai eliminato il 90% dei motivi per cui i progetti finiscono male. Per inquadrare meglio i bias che ti spingono a saltare queste domande, ho scritto una nota sui bias cognitivi nella scelta di un’agenzia di marketing.

Proprietà degli asset: la domanda che pochi pensano a fare

È la prima area, ed è anche quella che produce il maggior numero di clienti incastrati. Account pubblicitari intestati all’agenzia, domini registrati con la mail del fornitore, profili Google Business gestiti con credenziali che nessuno ti ha mai dato. Quando il rapporto finisce, e prima o poi finisce, ti accorgi che metà del tuo patrimonio digitale non è tuo.

Queste sono le domande da fare, in ordine:

  • Il dominio a chi è intestato? Risposta corretta: a te, sempre. L’agenzia può gestire il rinnovo per tuo conto, ma il registrante deve essere la tua azienda con i tuoi dati e la tua email di contatto. Se la risposta è “lo gestiamo noi sul nostro account”, chiedi il trasferimento immediato.
  • L’hosting è separato dal dominio? Risposta corretta: sì, anche se entrambi sono gestiti dalla stessa agenzia. Se sono “in pacchetto” e non puoi accedere separatamente, sei ostaggio.
  • L’account Google Ads e Meta Ads a chi è intestato? Risposta corretta: l’account è tuo, l’agenzia ha accesso come utente con ruolo amministratore. Mai il contrario. Un account intestato all’agenzia significa che, alla fine del rapporto, perdi lo storico delle campagne, il pixel di tracciamento popolato, il pubblico costruito.
  • Google Analytics 4 e Search Console su quale account vivono? Risposta corretta: account Google della tua azienda, con accesso amministratore dato all’agenzia. Mai un account Google “operativo” dell’agenzia con accesso prestato a te.
  • I dati raccolti (CRM, liste email, contatti) dove sono? Risposta corretta: in un sistema di tua proprietà (Brevo, Mailchimp, HubSpot o altro) con tu come account owner. L’agenzia ha accesso operativo, non ne è proprietaria.
  • Il codice sorgente del sito a chi appartiene? Risposta corretta: cessione completa al cliente alla fine del progetto, scritta nel contratto. Se ti dicono “il sito è nostro, tu paghi il canone”, stai noleggiando, non comprando.

La regola è semplice: tutto ciò che genera valore per la tua azienda, dominio, account pubblicitari, dati analytics, liste contatti, codice sorgente, deve essere intestato a te. L’agenzia opera dentro i tuoi asset, non al posto tuo. Se non è così, alla rescissione del contratto perdi anni di lavoro.

Il test del divorzio

Fai questa domanda specifica: “Se domani decidessi di interrompere il rapporto, cosa ricevo e in quanto tempo?”. La risposta giusta è una lista precisa: accessi ai pannelli, file sorgente del sito, export dei dati, passaggio di consegne a un altro fornitore. Tempi: 7-15 giorni lavorativi. Se la risposta è imbarazzata o evasiva, hai trovato il problema prima di firmare.

Reportistica e dati: cosa misuriamo davvero

La seconda area in cui si gioca tutto. Le agenzie producono report in due modi: quelli fatti per giustificare la fattura e quelli fatti per decidere cosa fare il mese successivo. Sembrano simili, sono cose opposte.

Domande da fare:

  • Con che frequenza ricevo i report e in quale formato? Risposta corretta: cadenza fissa (mensile o bimensile), formato sintetico (4-8 pagine, non slide colorate da 40 pagine), accesso a una dashboard live consultabile in qualsiasi momento.
  • Quali metriche includete e perché? Risposta corretta: metriche legate agli obiettivi di business (lead qualificati, ordini, fatturato attribuito, costo per acquisizione). Se la risposta inizia con impression, copertura e follower, sei davanti a un fornitore che vende fumo. Su questo punto ho già scritto una nota dedicata ai numeri di marketing che contano e quelli che ingannano.
  • Il report contiene una sezione “cosa abbiamo imparato e cosa cambiamo”? Risposta corretta: sì, ogni report. Un report senza decisioni operative è un certificato di esistenza, non uno strumento di gestione.
  • Come tracciate le conversioni offline (telefonate, visite in store, ordini telefonici)? Risposta corretta: se vendi anche offline, devono avere un metodo (numeri telefonici tracciati, codici sconto specifici per canale, form con campo “come ci hai conosciuto”). Se non lo hanno, parte del tuo investimento sparisce in un buco nero.
  • Posso vedere un report reale (anonimizzato) di un altro cliente? Risposta corretta: sì, con i nomi oscurati. Se ti dicono “i nostri report sono riservati” e non riesci a vederne uno, stai comprando alla cieca.

Una nota pratica: chiedi di vedere il report PRIMA di firmare, non dopo. È come chiedere a un meccanico di mostrarti come compila la nota di consegna prima di lasciargli l’auto. Per capire come si legge un report fatto bene, può servire la guida pratica al report di marketing.

Strategia, obiettivi e KPI: la domanda più importante è “perché”

Qui si separa il consulente da chi vende solo esecuzione. Un fornitore che esegue senza strategia ti farà spendere bene il budget su attività che non muovono il business. Le campagne saranno tecnicamente impeccabili e commercialmente irrilevanti.

Domande:

  • Prima di propormi un piano, quali domande mi farete sulla mia azienda? Risposta corretta: ti spiegano un processo di discovery (analisi del prodotto, del cliente tipo, dei margini, dei canali di vendita esistenti, della concorrenza). Se invece ti propongono subito “un pacchetto da 1.500 euro al mese di Google Ads”, stanno vendendo un prodotto, non una strategia.
  • Quali obiettivi misurabili pensate sia realistico raggiungere in 6 e 12 mesi? Risposta corretta: tempi e ordini di grandezza ragionevoli (“nei primi 3 mesi lavoriamo per stabilire un costo per lead intorno a X euro, poi cerchiamo di ottimizzarlo del 15-25%”). Se ti promettono “triplicheremo il fatturato in 90 giorni” senza conoscere la tua azienda, stanno mentendo per chiudere il contratto.
  • Cosa succede se gli obiettivi non vengono raggiunti? Risposta corretta: una procedura di revisione, non una clausola penale impossibile. Un’agenzia onesta dice “se a 4 mesi non vediamo segnali nella direzione attesa, ci sediamo, ricalibriamo la strategia o riconsideriamo se il progetto ha senso”.
  • Quali canali NON consigliate per la mia azienda e perché? Risposta corretta: una lista motivata. Un consulente che dice di sì a tutto, sito, SEO, Google Ads, Meta, TikTok, LinkedIn, newsletter, podcast, non sta facendo strategia, sta facendo upselling. Un consulente di marketing affidabile sa dire di no, e dirti di no su qualcosa è il primo segnale di affidabilità.
  • Come integrate i diversi canali tra loro? Risposta corretta: ti spiegano una logica di funnel o di esperienza cliente coerente. Per approfondire il tema, ho scritto una guida al marketing omnicanale per PMI.

La domanda di controllo sulla strategia

Prima di chiudere la riunione, chiedi: “Riassuma in tre frasi la strategia che proponete per la mia azienda”. Se la risposta è confusa, generica o ti rimanda a “vedremo dopo l’audit”, la strategia non c’è. C’è solo un’offerta commerciale.

Costi, contratto e modello di pricing: dove finiscono i soldi

La trasparenza economica è il terreno in cui si vedono le differenze più nette. Un’agenzia trasparente ti spiega esattamente cosa stai pagando. Un’agenzia opaca ti propone un “canone mensile tutto incluso” che, alla fine dell’anno, scopri non aver mai veramente capito.

Domande:

  • Il vostro compenso è separato dal budget pubblicitario? Risposta corretta: sì, sempre. Il fee per la gestione delle campagne è una voce, il budget speso su Google/Meta è un’altra voce. Devi vedere entrambi separatamente nei rendiconti. Se ti propongono un “pacchetto da 2.000 euro al mese che include 1.500 di adv”, non sai mai quanto stai pagando il servizio.
  • Come viene calcolato il vostro fee? A ore, a progetto, a percentuale sul budget, a performance? Risposta corretta: una struttura chiara e motivata. La percentuale sul budget pubblicitario incentiva l’agenzia a farti spendere di più, non meglio. Il fee a performance pura è quasi sempre un’illusione (chi te lo propone scarica su di te il rischio o gonfia gli obiettivi). Il modello più sano per una PMI è di solito un canone fisso mensile basato sul perimetro di lavoro.
  • Cosa è incluso e cosa è extra? Risposta corretta: una lista scritta nel contratto. Modifiche al sito, nuove landing page, contenuti creativi, revisioni grafiche oltre un certo numero: tutto deve essere chiarito prima. Diversamente, ogni richiesta diventa un preventivo separato e i conti finali sono il doppio del previsto.
  • Qual è la durata minima del contratto e come si recede? Risposta corretta: vincoli ragionevoli (3-6 mesi minimi per la SEO e l’avviamento di campagne, perché sotto non si vede nulla), recesso con preavviso scritto di 30-60 giorni. I contratti annuali con penali pesanti sono un campanello d’allarme: chi è sicuro del proprio lavoro non ha bisogno di legarti.
  • Le commissioni sui media (Google, Meta) le applicate? Risposta corretta: dichiarate apertamente, di solito 0% se hanno già un fee di gestione, oppure 10-15% se il fee è basso. Mai commissioni nascoste applicate senza che tu lo sappia.

Per inquadrare il discorso budget in modo realistico, è utile leggere il framework per decidere il budget di marketing di una PMI. Aiuta a capire se la cifra che ti viene proposta ha senso rispetto al tuo settore e ai tuoi margini.

Team, processo e referenti: chi lavora davvero sul tuo progetto

Una delle disillusioni più frequenti: alla vendita incontri il founder, il senior strategist, il direttore creativo. Dopo la firma, sul tuo account lavora uno stagista alla sua seconda settimana, supervisionato da un junior che gestisce altri 15 clienti. È un classico, soprattutto nelle agenzie strutturate.

Domande:

  • Chi sarà il mio referente operativo quotidiano? Risposta corretta: un nome, un ruolo, un’esperienza dichiarata. Devi sapere chi ti risponde al telefono quando hai un problema.
  • Chi lavora materialmente sul mio progetto e quanti altri clienti gestisce in parallelo? Risposta corretta: trasparenza. Un account manager che segue 30 clienti non potrà mai dedicarti più di un’ora al mese. Per una PMI è spesso meglio un’agenzia più piccola con meno clienti che una grande con tanti account “in coda”.
  • Le attività operative sono interne o esternalizzate? Risposta corretta: dipende, ma deve esserti detto. Se la SEO la fa un consulente esterno freelance, vuoi saperlo. Non è un male in sé, ma cambia la catena di responsabilità.
  • Con che frequenza ci sentiamo (call, riunioni di review)? Risposta corretta: una cadenza fissa scritta nel contratto, di solito una call operativa al mese più una riunione strategica trimestrale. Le agenzie che spariscono per mesi e si ricordano di te solo quando devono rinnovare sono molte di più di quanto pensi.
  • Come gestite le richieste urgenti? Risposta corretta: un canale chiaro (email, ticket, WhatsApp), con tempi di risposta dichiarati (24-48 ore lavorative).

Capire chi lavora sul tuo progetto è anche capire quanto il rapporto sarà sostenibile nel tempo. Vale anche per chi sceglie un consulente solista: l’unico vincolo è che sia chiaro fin dall’inizio. Su cosa resta in carico a te, nonostante la delega, ho scritto una nota dedicata: delegare il marketing non significa abdicare.

Le domande da fare durante il rapporto (non solo prima di firmare)

Le domande non finiscono con la firma del contratto. Le più utili sono quelle che vanno fatte ogni trimestre, quando il rapporto è in corso e i risultati cominciano ad arrivare (o non arrivano).

  1. Cosa ha funzionato meglio del previsto e perché? Serve per capire se l’agenzia legge davvero i dati o se ti racconta una storia generica.
  2. Cosa NON ha funzionato e cosa cambiamo? Un’agenzia che non sa dirti cosa è andato male è un’agenzia che non sta misurando. O che ti nasconde i problemi.
  3. Se dovessi smettere di fare una delle attività che stiamo facendo, quale toglieresti? Domanda d’oro. Costringe a una gerarchia di priorità reali e ti dice quanto l’agenzia conosce davvero il tuo business.
  4. Qual è il prossimo esperimento che vorresti provare? Un’agenzia viva propone esperimenti, prova nuove cose, ottimizza. Un’agenzia in modalità “pilota automatico” ripete le stesse campagne per anni e fattura il canone.
  5. Se fossi tu al mio posto, cosa cambieresti di quello che stiamo facendo? Domanda diretta che smaschera chi non ha un’opinione vera sul tuo progetto.

Questi cinque controlli trimestrali bastano a tenere il rapporto sano. Sono anche il modo migliore per accorgersi in tempo che qualcosa si è inceppato, prima di trovarsi a fine anno con il bilancio in mano e un budget bruciato senza risultati.

I campanelli d’allarme che giustificano un “no, grazie”

Ci sono alcuni segnali che da soli bastano per chiudere la trattativa e cercare un altro fornitore. Non sono indizi sottili: sono evidenti, basta dargli peso.

  • Promesse numeriche senza conoscere la tua azienda. Chiunque ti garantisca percentuali di crescita prima ancora di aver guardato i tuoi conti sta mentendo.
  • Vaghezza sulla proprietà degli asset. Se non rispondono in modo netto su chi possiede dominio, account e dati, il problema c’è già.
  • Nessuna referenza verificabile. Un caso reale, un cliente che puoi chiamare, un report anonimizzato. Se non c’è nulla di concreto, non c’è esperienza concreta.
  • Contratti vincolanti molto lunghi con penali pesanti. Sintomo di chi sa di non poter trattenere i clienti con la qualità del lavoro.
  • Sì a tutto. Un consulente che approva ogni tua idea, propone ogni canale, accetta ogni budget, non sta consigliando. Sta vendendo.
  • Report basati solo su metriche di vanità. Impression, copertura, follower, like. Se è tutto lì, è tutto fumo.
  • Indisponibilità a mostrarti un report reale prima di firmare. Una scusa che maschera quasi sempre report di bassa qualità.

Trovare anche solo due di questi segnali in una stessa trattativa è di solito sufficiente per chiudere. Le agenzie buone sopravvivono al confronto con queste domande. Quelle problematiche si tradiscono da sole, ma solo se tu chiedi.

Domande frequenti

Quante delle domande di questa lista è realistico fare in una prima riunione?

Tutte quelle del blocco “proprietà degli asset” e “costi e contratto” vanno fatte prima di firmare, senza eccezione. Sono dieci minuti di domande. Quelle su strategia, KPI e team possono essere distribuite tra la prima riunione conoscitiva e una seconda call più operativa. Se l’agenzia si infastidisce per la quantità di domande, è già una risposta: stai per assumere qualcuno che non ama essere controllato.

Cosa faccio se scopro che alcuni asset sono intestati a un’agenzia precedente?

Chiedi formalmente per iscritto il trasferimento di dominio, account pubblicitari e analytics. Un’agenzia professionale collabora al passaggio anche quando ti perde come cliente. Se rifiuta o tira per le lunghe, esistono procedure di recupero per il dominio (presso il registrar e in ultima istanza presso il Naming Authority italiano) e per gli account Google/Meta (richiesta diretta al supporto piattaforma con prova di proprietà aziendale). Costa tempo ma è recuperabile.

Una piccola agenzia o un consulente solista possono rispondere a queste domande come una grande agenzia?

Spesso meglio. Un consulente solista o un’agenzia piccola hanno meno strati organizzativi e sanno esattamente chi fa cosa. La risposta su “chi lavora sul tuo progetto” è banale: lui stesso, o il suo team ristretto. Le domande su trasparenza, proprietà degli asset e reportistica valgono allo stesso modo. Il fatto di essere piccoli non giustifica risposte vaghe.

È normale che il contratto preveda una durata minima?

Sì, entro certi limiti. Per progetti SEO o avviamento di campagne pubblicitarie complesse, 3-6 mesi minimi sono ragionevoli perché sotto quel tempo non si vede nulla di significativo. Diverso è il caso di vincoli annuali con penali alte: lì il rischio è di rimanere bloccati con un fornitore inadeguato. La regola pratica: durata minima sì, recesso con preavviso chiaro sempre, penali pesanti mai.

Cosa chiedere se il rapporto è già in corso e ho il dubbio che qualcosa non funzioni?

Parti dalle cinque domande trimestrali della sezione dedicata: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato, cosa toglieremmo, prossimo esperimento, cosa cambieresti. Se le risposte sono generiche o ti accorgi che l’agenzia non ha una lettura precisa del tuo progetto, chiedi un audit indipendente a un altro consulente. Costa qualche centinaio di euro e ti dice in due settimane se quello che stai facendo ha senso.

Posso usare questa checklist anche per un freelance, non solo per un’agenzia?

Sì, con un adattamento: le domande sul team diventano domande sulla gestione dei picchi di lavoro e sulle sostituzioni in caso di indisponibilità. Tutto il resto vale identico. Un freelance serio risponde a queste domande con la stessa precisione di un’agenzia strutturata, spesso con più trasparenza perché non ha figure commerciali intermedie.

Da dove partire concretamente

Stampa le domande di questo articolo, dividile per blocco e portale alla prossima riunione con un’agenzia o un consulente. Non serve farle tutte di seguito come un interrogatorio: bastano otto-dieci domande chiave per capire chi hai davanti. Le altre puoi distribuirle nelle settimane successive.

Se invece il rapporto è già in corso, prendi le cinque domande di controllo trimestrale e mettile nell’agenda della prossima call di review. Fai sapere all’agenzia che vorresti rispondere insieme a queste domande, in modo che possa preparare i dati. La reazione a questa richiesta, collaborativa o difensiva, ti dirà già metà di quello che ti serve sapere. Il resto lo dicono le risposte.

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