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Creare un sito web con AI: il mio processo con Claude

Chi cerca oggi il modo di costruire un sito con l'intelligenza artificiale finisce quasi sempre su un generatore automatico: rispondi a tre domande, scegli una palette, ed esce fuori una landing page pronta. Funziona? A prima vista sì. Il problema arriva dopo, quando quel sito devi farlo tuo, modificarlo, posizionarlo su Google, spostarlo. Ed è…

Illustrazione flat di un laptop con mockup di sito web e simboli AI per creare sito web con AI

Chi cerca oggi il modo di costruire un sito con l’intelligenza artificiale finisce quasi sempre su un generatore automatico: rispondi a tre domande, scegli una palette, ed esce fuori una landing page pronta. Funziona? A prima vista sì. Il problema arriva dopo, quando quel sito devi farlo tuo, modificarlo, posizionarlo su Google, spostarlo. Ed è lì che i generatori mostrano il conto.

Io lavoro in modo diverso. Uso l’AI in profondità, ma il risultato finale è un sito WordPress standard, costruito con Elementor o Bricks, che il cliente può modificare come qualsiasi altro sito professionale. In questo articolo racconto il processo esatto, in quattro passi, senza giri di parole.

Perché non uso i generatori automatici di siti

I costruttori automatici basati su AI (quelli che promettono “il tuo sito in 30 secondi”) producono un output chiuso dentro la loro piattaforma. Tre problemi concreti da considerare prima di firmare:

  • Proprietà: il sito vive dentro un ambiente proprietario. Se domani cambi idea sul fornitore, non porti via granché, spesso nemmeno il tema o la struttura.
  • Portabilità: esportare un sito generato in questi ambienti verso WordPress o un altro CMS è, nella maggior parte dei casi, un lavoro di ricostruzione. Non un export.
  • SEO: la struttura tecnica (heading, markup, velocità, gestione dei metadati) è quello che è. Non la governi. E quando serve intervenire su un dettaglio SEO, spesso il generatore non lo permette.

Il mio approccio parte da un’assunzione diversa: l’AI serve per progettare e costruire più in fretta e meglio, non per generare un artefatto da cui non puoi più uscire. Il sito finale è WordPress. Modificabile da chiunque, con qualsiasi builder mainstream, come sempre è stato. Su questo tema ho già scritto in modo diretto quando parlo dei rischi dei siti web economici e delle scorciatoie che sembrano risparmio.

Due parole tecniche, spiegate una volta sola

Nel processo che descrivo qui sotto uso due concetti che vale la pena chiarire subito, così poi non ci pensi più.

Skill: una procedura salvata che Claude riusa ogni volta che serve. Immaginala come una ricetta scritta una volta e richiamata quando occorre: invece di rispiegare i passaggi ogni volta, li automatizzi. Ne ho parlato in modo approfondito nell’articolo su come ho costruito una pipeline modulare con le skill di Claude.

Connettori (MCP): sono i “ponti” che permettono all’AI di parlare con altri sistemi (WordPress, un browser, il tuo filesystem). Senza connettori l’AI può solo scrivere testo; con i connettori può eseguire operazioni reali su sistemi reali. Sul setup tecnico che uso quotidianamente ho scritto una guida dedicata al mio setup operativo con Claude Code.

Passo 1, Claude Design: qui nasce il sito, non solo il layout

Il primo passo è quello che pesa di più, ed è anche quello che i generatori automatici saltano completamente. Con Claude Design lavoro alla strategia del sito prima ancora che al design.

Cosa succede concretamente in questa fase:

  • Brand: definizione del posizionamento, del tono di voce, dei valori che il sito deve trasmettere.
  • Messaggio: cosa deve dire ogni pagina, a chi, in che ordine. Le persone che arrivano dalla ricerca organica hanno bisogni diversi da quelle che arrivano dalla pubblicità: la struttura del sito deve tenerne conto.
  • Architettura: quali pagine servono davvero, quali sono superflue, come si collegano tra loro, cosa mettere nel menu principale, cosa nel footer.
  • Mockup delle pagine: rappresentazioni visive di come si presenteranno home, pagine servizio, contatti, blog. Non wireframe grezzi, ma mockup realistici che il cliente vede e approva.

L’AI partecipa a tutto questo. Non è uno strumento che uso solo alla fine per “generare il codice”. È dentro il processo strategico. Il mio lavoro è fare la regia: portare le domande giuste, valutare le proposte, scegliere quali direzioni tenere e quali scartare, tenere il filo con gli obiettivi di business del cliente.

È qui che si decide il 70% di come andrà il sito. Se questa fase è fatta bene, tutto il resto è esecuzione ordinata. Se è fatta male, nessuna scorciatoia tecnica dopo salva il progetto.

Passo 2, dal mockup al template HTML

Una volta approvato il mockup, si passa al template HTML. È il ponte tra il design e il sito reale: una versione statica delle pagine, già con la struttura corretta di heading, sezioni, blocchi, immagini.

Questo passaggio serve per due motivi. Il primo è di controllo: prima di iniziare a costruire dentro WordPress conviene avere una versione “pulita” che rappresenti fedelmente il mockup approvato. Il secondo è di solidità: il template HTML è la base tecnica su cui verrà costruita la versione WordPress vera e propria, e più è ordinata questa base, più il risultato finale sarà performante e mantenibile.

A questo punto non c’è ancora WordPress. C’è un sito che vedi funzionare, ma non è quello finale. È lo stampo.

Passo 3, skill di conversione: da template a WordPress con Elementor o Bricks

Qui entra in gioco la parte che rende tutto il processo diverso dai generatori automatici. Delle skill dedicate (procedure che Claude esegue in modo ripetibile) prendono il template HTML e lo convertono in un sito WordPress reale, costruito con i componenti nativi di Elementor o Bricks Builder.

Il principio non negoziabile è questo: tutto deve restare modificabile dall’interfaccia del builder. Se il cliente domani vuole cambiare un titolo, spostare una sezione, aggiungere una call to action, deve poterlo fare aprendo Elementor o Bricks come farebbe con qualsiasi altro sito. Nessun blocco custom nascosto, nessun codice inaccessibile, nessun vincolo tecnico che leghi il sito a me come unico manutentore possibile.

Questo è il punto in cui l’approccio si distingue davvero. Un generatore automatico ti dà un output. La pipeline che descrivo qui produce un sito WordPress standard, che si comporta come un sito WordPress, che si aggiorna come un sito WordPress, che si migra come un sito WordPress. L’AI ha accelerato la costruzione, non ha creato un ecosistema chiuso.

Perché Elementor o Bricks e non altri? Perché sono i due builder più diffusi, con la community più ampia, e con la maggiore probabilità che il cliente trovi in futuro qualcuno in grado di metterci le mani. La portabilità non è solo tecnica, è anche di competenze disponibili sul mercato.

Passo 4, controllo da smartphone e messa online

Prima di pubblicare, il sito passa per un controllo che è diventato negli anni sempre più critico: come si vede su smartphone. La maggior parte del traffico oggi arriva da mobile, e un sito che sul desktop è bello ma sul telefono si rompe è un sito che perde clienti.

Per questa fase uso una skill di verifica dedicata: analizza le pagine chiave nel formato mobile, segnala elementi che si sovrappongono, testi troppo piccoli, immagini pesanti, sezioni che sballano il layout. Non è una verifica generica: è una checklist eseguita in modo sistematico su ogni pagina del sito.

Una volta risolti gli eventuali punti critici, il sito va online. La pubblicazione include:

  1. Configurazione del dominio e certificato SSL: il sito deve essere raggiungibile in HTTPS. Non è un dettaglio, è un requisito.
  2. Installazione degli strumenti di misurazione: analytics e search console configurati prima del lancio, non dopo.
  3. Impostazioni SEO di base: titoli, descrizioni, sitemap, gestione dei redirect se il sito sostituisce uno precedente.
  4. Verifica delle prestazioni: caricamento, immagini ottimizzate, cache attiva. Su questo tema specifico ho scritto una guida dedicata su come velocizzare un sito WordPress.

Dove sta il valore del professionista

La domanda legittima, a questo punto, è: se l’AI fa così tanto, che ci sto a fare io?

Il valore sta nella regia del processo e nelle scelte. Cosa mettere in home. Quale messaggio prioritizzare. Quali pagine tagliare. Quale struttura di menu funziona per un e-commerce di nicchia e quale per una PMI B2B. Quando fermarsi e riformulare invece di andare avanti a compilare sezioni. Che testo esatto usare per far capire in tre secondi cosa fa un’azienda che opera in un settore tecnico.

L’AI accelera tutto ciò che è esecuzione. Le decisioni restano al professionista, e le decisioni sono quelle che separano un sito che vende da un sito che esiste.

Cosa chiedere a chi propone un sito “fatto con l’AI”

Se domani un fornitore ti propone un sito costruito con l’intelligenza artificiale, ecco le domande da fare prima di firmare. Sono le stesse che consiglio nella checklist delle domande da fare a un’agenzia di marketing, adattate al caso specifico:

  • Su che piattaforma vive il sito finale? Se la risposta è un nome proprietario che non riconosci, chiedi cosa succede se domani vuoi cambiare fornitore.
  • Con che builder è costruito? WordPress con Elementor o Bricks sono standard di mercato. Se la risposta è vaga, insisti.
  • Posso modificarlo dall’interfaccia senza chiedere aiuto? La risposta deve essere sì, per ogni testo, ogni immagine, ogni sezione visibile.
  • Il sito è mio? Dominio intestato a te, hosting intestato a te, accessi WordPress da amministratore consegnati a te. Non “gestiti dall’agenzia”.
  • Come è stata pensata la SEO? Se la risposta è “l’AI l’ha ottimizzata”, non è una risposta. Chiedi come sono strutturati i titoli, i metadati, la sitemap.
  • Cosa succede se voglio migrare il sito altrove? Un sito WordPress si migra. Un sito su piattaforma proprietaria, spesso, si rifà.

Checklist finale prima di considerare chiuso il progetto

Se stai per ricevere in consegna un sito costruito con questo o un altro approccio AI-assisted, questi sono i punti da verificare uno per uno:

  1. Accedi al pannello WordPress con il tuo utente amministratore.
  2. Apri una pagina in Elementor o Bricks e modifica un titolo. Verifica che il salvataggio funzioni e che tu possa farlo senza sapere niente di codice.
  3. Controlla che dominio e certificato SSL siano attivi (l’URL inizia con https://).
  4. Verifica che Google Analytics e Search Console siano collegati.
  5. Apri il sito sul tuo smartphone e scorri ogni pagina fino in fondo. Nessun elemento deve uscire dallo schermo o sovrapporsi.
  6. Controlla che il modulo di contatto invii davvero le email al tuo indirizzo.
  7. Chiedi il file di export completo del sito (backup) e conservalo. È tuo.

Domande frequenti

Posso creare un sito WordPress con l’AI da solo, senza un professionista?

Tecnicamente puoi arrivare a un risultato pubblicabile. Il punto è cosa succede prima della costruzione: la strategia, la struttura, il messaggio, l’ordine dei contenuti. Sono queste le decisioni che determinano se il sito funziona per il tuo business. L’AI ti aiuta a eseguire, ma le domande giuste da porre a te stesso, e le risposte utili, richiedono esperienza di mercato. Da solo puoi farcela per un sito personale. Per un sito che deve generare clienti, la regia conta più dello strumento.

Elementor o Bricks: quale conviene scegliere?

Sono entrambi builder validi. Elementor ha la community più ampia e il maggior numero di risorse formative disponibili, quindi è più facile trovare chi lo sappia usare. Bricks è più recente, tecnicamente più snello, e produce siti mediamente più veloci. Se non hai preferenze specifiche e ti aspetti di dover trovare in futuro persone che lavorino sul sito, Elementor è la scelta più prudente. Se la performance è priorità e hai un fornitore che padroneggia Bricks, va benissimo.

Un sito fatto con l’AI si posiziona su Google?

Un sito si posiziona in base alla qualità dei contenuti, alla struttura tecnica e all’autorità che costruisce nel tempo. Se il processo AI produce un sito WordPress standard con contenuti veri e struttura pulita, si posiziona come qualsiasi altro sito ben fatto. Se invece produce testi generici, riempitivi, senza sostanza, non si posiziona: esattamente come non si posizionerebbe se scritto male da un umano. L’AI è uno strumento; la SEO dipende da cosa ci fai.

Quanto tempo serve per fare un sito con questo processo?

Dipende dalla complessità del progetto e soprattutto dalla velocità con cui il cliente approva la fase di design. La costruzione tecnica accelera molto rispetto a un flusso tradizionale, ma la fase strategica (brand, messaggio, mockup) richiede il tempo che richiede. Non è comprimibile oltre un certo punto, perché ogni scorciatoia qui si paga cara più avanti.

Se cambio idea sul fornitore, il sito resta mio?

Sì, se il sito è stato consegnato correttamente: dominio intestato a te, hosting con accessi tuoi, WordPress con utente amministratore tuo, backup completo consegnato. A quel punto qualsiasi altro professionista che conosca WordPress ed Elementor o Bricks può prenderlo in carico. È esattamente il motivo per cui ho scelto questo approccio invece dei generatori chiusi: la libertà di andartene è parte del prodotto, non un extra.

Il punto pratico da portarsi a casa

Creare un sito con l’AI non significa cliccare un bottone e ricevere un artefatto. Significa usare l’intelligenza artificiale come acceleratore in un processo che ha ancora bisogno di regia umana: strategia prima, esecuzione dopo, controllo alla fine. Il risultato è un sito WordPress standard, modificabile, portabile, tuo. Se domani qualcuno ti propone un sito “fatto con l’AI”, le domande della sezione dedicata sono il tuo filtro. Se il fornitore risponde con chiarezza, sei nel posto giusto. Se risponde con formule vaghe, hai già la risposta.

Questo articolo è stato redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale. Fonti, dati e citazioni sono stati verificati e il testo è stato rivisto e validato dalla redazione prima della pubblicazione. Anche l’immagine è stata generata con l’intelligenza artificiale.

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