In Italia un sito e-commerce costa da circa 3.000 € per un progetto professionale di base fino a 20.000 € e oltre per un negozio su misura, complesso e integrato. La cifra dipende da quattro cose: la piattaforma scelta, quanto è ampio e articolato il catalogo, quante integrazioni servono e quanto viene personalizzata l’esperienza rispetto a un tema standard. A questi costi di realizzazione vanno poi aggiunte le spese ricorrenti annuali e, soprattutto, il budget di marketing.
Questa è la risposta in due righe. Ma se ti fermi qui rischi di fare l’errore più comune: guardare solo il prezzo di partenza e scoprire dopo che un e-commerce ha costi che tornano ogni anno e una voce, il marketing, che decide se venderà davvero o resterà una vetrina vuota. Qui trovi il quadro completo: prezzi per fascia, costi ricorrenti, cosa fa variare il preventivo e come leggerlo. Lo scrivo da chi questi negozi li costruisce, in WooCommerce, non da chi ti vende un abbonamento.
Da cosa dipende il prezzo di un sito e-commerce
Prima dei numeri serve capire perché variano così tanto, altrimenti qualsiasi cifra sembra arbitraria. Il costo di un e-commerce non lo decide “il sito” in astratto, ma la somma di scelte concrete: quanti prodotti vendi e quanto è complesso il catalogo tra varianti, taglie e categorie; quali sistemi devono dialogare con il negozio, dal gestionale ai corrieri alla fatturazione elettronica; quanto vuoi che l’esperienza d’acquisto sia costruita su misura invece di adattata a un tema comprato; e chi lo realizza, perché un template installato in fretta e un progetto seguito nel tempo non sono lo stesso lavoro.
La differenza tra un e-commerce da 3.000 € e uno da 15.000 € non è “più bello contro meno bello”: è la differenza tra un negozio che esiste e uno pensato per vendere. Velocità di caricamento, scheda prodotto costruita per convertire, checkout senza attriti, integrazioni che ti risparmiano lavoro manuale ogni settimana. Sono le cose che non si vedono in uno screenshot, ma che si sentono nel fatturato e nel tempo che non perdi a sistemare le cose a mano.
Quanto costa un sito e-commerce: i prezzi per fascia
Il modo più onesto per orientarti non è chiedere “quanto costa” in generale, ma capire in quale fascia si colloca il tuo progetto. Sul mercato italiano se ne riconoscono tre, e cambiano non tanto per l’estetica quanto per quanto lavoro c’è sotto.
Fascia base: da 3.000 a 5.000 €
È un e-commerce professionale ma essenziale: piattaforma configurata come si deve, un tema di qualità personalizzato nell’aspetto e nell’identità, catalogo impostato con criterio, i metodi di pagamento e la spedizione configurati correttamente. Poche integrazioni, processi standard. È la scelta giusta per chi parte sul serio ma con un catalogo contenuto e non ha bisogno di logiche particolari. Non è il “sito da 500 euro” fatto frettolosamente: è una base solida, fatta da un professionista, su cui puoi costruire.
Fascia professionale: da 6.000 a 15.000 €
È la fascia in cui l’e-commerce inizia a lavorare per te invece di limitarsi a esistere. Il negozio viene costruito attorno al tuo caso: catalogo strutturato, integrazione con il gestionale e con i corrieri, automazioni che tolgono lavoro manuale, ottimizzazione della velocità e delle schede prodotto per convertire, cura della parte SEO fin dall’inizio. È quello che serve alle aziende che vendono già e vogliono un canale che regga il carico e cresca con loro. Dentro questa forbice il prezzo si muove in base al numero di integrazioni e al grado di personalizzazione.
Fascia enterprise: da 20.000 € in su
Quando il catalogo è ampio, ci sono logiche B2B, listini differenziati per cliente, multi-magazzino o integrazioni complesse con ERP e CRM, si entra nello sviluppo su misura. Qui l’e-commerce non è più “un sito”: è un pezzo di infrastruttura aziendale, con una progettazione e un investimento proporzionati. È la fascia in cui la differenza tra un fornitore capace e uno improvvisato si paga carissima, in entrambe le direzioni.
I costi ricorrenti da mettere in conto ogni anno
Il prezzo di realizzazione è solo metà della storia, ed è qui che tanti progetti vanno in sofferenza: si guarda la cifra iniziale e si dimenticano le spese che tornano ogni anno. Metterle a budget dall’inizio evita brutte sorprese al primo rinnovo.
- Hosting e dominio: per un e-commerce serio si va da circa 100 € a qualche centinaio di euro l’anno. Su un negozio l’hosting economico non è un risparmio: è velocità in meno, e la velocità sono vendite e posizionamento.
- Plugin ed estensioni: su WooCommerce molte funzioni evolute (spedizioni avanzate, abbonamenti, connettori con il gestionale, sistemi di prenotazione) sono estensioni con licenza annuale. È la voce ricorrente più sottovalutata: da poche decine a qualche centinaio di euro l’anno per estensione, a seconda di cosa ti serve davvero.
- Manutenzione e sicurezza: aggiornamenti di piattaforma e plugin, backup, monitoraggio. Un e-commerce non aggiornato prima o poi si rompe o viene violato, e un negozio offline è fatturato perso a ogni ora.
- Commissioni di incasso: ogni transazione ha una piccola fee del sistema di pagamento (Stripe, PayPal e simili), di solito intorno all’1,5-2,9% più una quota fissa. Non è un costo della piattaforma né qualcosa che scegli tu: è il costo fisiologico di incassare online, uguale per chiunque venda.
Shopify o WooCommerce: quanto ti costano davvero nel tempo
È la scelta che sposta di più il conto, ma la domanda giusta non è “quale costa meno oggi”: è “quanto mi costa nel tempo, man mano che vendo”. Perché le due piattaforme hanno modelli di costo opposti.
Shopify è chiavi in mano: paghi un canone mensile fisso e hai tutto pronto, manutenzione e sicurezza della piattaforma incluse. Comodo, ma con due costi che non finiscono mai. Il primo è il canone stesso, che paghi ogni mese a prescindere da quanto vendi. Il secondo è la provvigione: se non usi il loro sistema di pagamento interno, Shopify trattiene una percentuale su ogni vendita, in aggiunta alla normale fee di incasso. Più cresci, più questa fetta pesa.
WooCommerce, che gira su WordPress, ha il modello opposto: nessun canone di piattaforma e, soprattutto, nessuna provvigione che se ne va a ogni ordine. In cambio richiede più lavoro iniziale (hosting, sviluppo, le estensioni che ti servono) e la responsabilità della manutenzione. È il motivo per cui lo preferisco: costo iniziale più alto, ma nel tempo, e a volumi crescenti, spendi meno perché non c’è nessuno che si prende una percentuale del tuo fatturato, e il negozio è davvero tuo, codice compreso. Se stai ancora scegliendo, ho messo le piattaforme a confronto nella guida alle migliori piattaforme e-commerce.
Le voci che fanno variare il preventivo
A parità di piattaforma e di fascia, ci sono elementi che alzano o abbassano il conto in modo sensibile. Conoscerli ti serve per capire perché due preventivi apparentemente simili possono essere lontanissimi.
- Le integrazioni con gestionale, corrieri e fatturazione elettronica: fanno risparmiare lavoro manuale ogni settimana, ma hanno un costo di sviluppo che va valutato caso per caso.
- La migrazione da un e-commerce esistente: spostare prodotti, ordini e soprattutto gli URL senza perdere il posizionamento su Google è un lavoro delicato, non un copia-incolla, e incide sul preventivo.
- I contenuti: foto prodotto, descrizioni, schede. Un catalogo curato converte molto più di uno improvvisato, ma qualcuno deve produrlo, e quel qualcuno costa.
- Le funzioni su misura: configuratori di prodotto, aree riservate, logiche di prezzo particolari. Ogni funzione fuori standard è sviluppo dedicato.
- La formazione: imparare a gestire ordini, magazzino e promozioni in autonomia ti rende indipendente dal fornitore, e vale la pena metterla a budget.
Il marketing: il costo che decide se l’e-commerce vende
Ecco la parte che quasi tutti sottovalutano, ed è quella che separa un e-commerce che fattura da uno che resta fermo. Un negozio non vende perché esiste: vende perché qualcuno lo trova. E oggi farsi trovare costa, perché lo spazio è affollato e i grandi marketplace si prendono gran parte dell’attenzione.
Qui però bisogna essere onesti sui numeri, perché è il punto in cui il settore racconta più balle. Tecnicamente una campagna la lanci anche con pochi euro al giorno (le piattaforme te lo permettono), ma con budget troppo bassi non esci dalla fase di apprendimento e i soldi spariscono senza portare né vendite né dati utili. Per un e-commerce che vuole testare sul serio Google Ads e Meta Ads, la soglia di ingresso ragionevole è intorno ai 1.500-2.500 € al mese di sola spesa pubblicitaria, esclusa la gestione, e nei settori più competitivi si sale ancora. Sotto quella soglia la risposta onesta è che l’advertising non conviene: quei soldi rendono di più investiti in SEO, contenuti e ottimizzazione del sito, che costruiscono traffico che non paghi a ogni clic. Ho spiegato perché, numeri alla mano, nella guida su quanto investire davvero in advertising.
Il numero che conta, in ogni caso, non è quanto spendi ma il ROAS: quanto ti torna per ogni euro investito. È lì che si capisce se la pubblicità funziona o stai solo bruciando budget. E la regola pratica resta questa: nel primo anno il budget di marketing di un e-commerce vale spesso quanto o più del costo di realizzazione del sito. Non è un extra da aggiungere “quando ci saranno i soldi”: è parte del progetto. Chi ti vende solo il sito e non ti parla di come porterai le persone dentro ti sta vendendo metà del prodotto: la metà che si vede, non quella che genera fatturato.
Come leggere un preventivo per un sito e-commerce
Un buon preventivo non è quello più basso: è quello più chiaro. Deve dirti nero su bianco cosa è incluso e cosa no, cosa pagherai una volta sola e cosa ogni anno, chi si occupa della manutenzione dopo il lancio e cosa succede quando qualcosa si rompe. Se il documento parla solo di “realizzazione sito” con una cifra secca e nessun accenno a hosting, aggiornamenti, estensioni e marketing, non è un preventivo completo: è un’esca costruita per sembrare conveniente.
Le domande giuste da fare prima di firmare sono semplici, e le risposte ti dicono molto sulla serietà di chi hai davanti. Quanto mi costerà l’anno prossimo, tra rinnovi e manutenzione? Di chi sono il dominio, l’hosting e il codice del sito, miei o del fornitore? Cosa succede se un domani voglio cambiare agenzia: posso portarmi via tutto o resto legato? È incluso un minimo di formazione per gestirlo in autonomia? Chi risponde a queste domande con chiarezza sta lavorando in modo trasparente. Chi glissa, ti sta già dicendo qualcosa.
Domande frequenti sul costo di un sito e-commerce
Quanto tempo serve per realizzare un sito e-commerce?
Dipende dalla fascia. Un e-commerce di base può essere online in poche settimane; un progetto professionale con integrazioni e catalogo strutturato richiede in genere da uno a tre mesi, tra progettazione, sviluppo, popolamento del catalogo e test; un progetto enterprise può andare oltre. Diffida di chi ti promette un negozio complesso “pronto in una settimana”: o è un tema standard riempito in fretta, o è una promessa che pagherai in problemi dopo il lancio. Il tempo, in un e-commerce, è parte della qualità.
Quanto costa mantenere un sito e-commerce all’anno?
Tra hosting, dominio, licenze delle estensioni, manutenzione e commissioni di incasso, un e-commerce professionale ha costi di gestione che partono da qualche centinaio di euro l’anno per la sola infrastruttura, a cui vanno aggiunti marketing e aggiornamenti evolutivi. È la voce più dimenticata e la più importante da mettere a budget dall’inizio.
Si può fare un sito e-commerce da soli?
Tecnicamente sì, con piattaforme come WooCommerce o Shopify. Il punto non è se riesci a metterlo online, ma se riesci a configurarlo in modo che venda, sia veloce e sia a norma. La parte di superficie è alla portata di tutti; quella che fa la differenza sul fatturato molto meno, ed è lì che di solito conviene un professionista.
Quante tasse paga un e-commerce?
Un e-commerce segue la fiscalità di qualsiasi attività: serve la partita IVA e si applica l’IVA sulle vendite, in Italia con aliquota ordinaria al 22% e aliquote ridotte per alcune categorie. Per la parte fiscale specifica il riferimento resta il commercialista, meglio se coinvolto prima di partire.
Si può aprire un e-commerce senza partita IVA?
Solo per vendite occasionali e di importo limitato. Se l’attività è continuativa, la partita IVA è obbligatoria: è una scelta fiscale, non tecnica, da valutare con un commercialista prima di aprire il negozio.
Vuoi una cifra sul tuo progetto, non una forbice generica? Raccontami cosa devi vendere, con che volumi e quali integrazioni ti servono, e ti dico cosa serve davvero e quanto costa, comprese le voci che di solito nel preventivo non compaiono. Parliamone qui.
